Le origini
Nell’ottobre 2022, in un piccolo paese della Calabria abitato prevalentemente da pastori, nascono dei cuccioli da due razze difficili da immaginare insieme: il Pastore Maremmano Abruzzese, di cui tanto abbiamo già detto, e l’Akita inu.
Cosa ci fanno degli Akita inu in un paesino del Sud Italia in mezzo a pecore e pastori?
Purtroppo sembra che la moda di acquistare questa razza non sia ancora terminata.
Funziona così dunque: se si vuole una determinata razza, basta andare in un allevamento, pagare e il cucciolo è a tutti gli effetti tuo. Forse alcuni allevatori fanno una selezione dei possibili acquirenti, ma non è sicuramente questo il caso.
Come nella maggior parte dei pascoli dove vivono cani, questi ultimi non vengono sterilizzati e spesso accade che si accoppiano fra loro o i maschi si allontanano per accoppiarsi con altri cani liberi o randagi.
In entrambi i casi l’epilogo è che queste cucciolate indesiderate quando va bene finiscono in canile.
Ed è questo che accadde quasi subito.
Tre di loro in canile, di cui uno adottato, mentre gli altri due, a distanza di mesi senza nessuna richiesta, vengono trasferiti in un rifugio nel Nord Italia.
Primi incontri
Charlie e Olaf, due fratelli lasciati in rifugio a pochissime settimane di vita e trascorso in canile tutto il loro primo anno di età.Stessa genetica, stesso vissuto. Almeno fino ad ora.
Arrivano una mattina e li vediamo, bellissimi.
Charlie guardingo scende dal furgone in autonomia e si fa accompagnare in box da Alessandro, un volontario.. né Charlie né Alessandro sapevano che quello sarebbe stato per loro un incontro
importante.
Si apre la gabbia di Olaf che invece resta lì, tremante a guardarci. Lo spostiamo in braccio nel suo box e si nasconde subito in cuccia dalla quale non uscirà per l’intera giornata.
Già dai primi momenti ci accorgiamo di come il fatto che questi due cani condividano la stessa genetica non sembra bastare per valutare le differenze di comportamento.
I mesi passano, impariamo a conoscere questi due cani e le loro insicurezze. Olaf mostra molta più difficoltà ad aprirsi e uscire dal box, a differenza di Charlie che invece in box non ci voleva proprio
stare e, dopo aver rotto il ghiaccio in passeggiata con Alessandro, inizia ad uscire anche con altre persone.
La loro occasione
Arrivano due richieste di adozione, non distanti l’una dall’altra, e ci sentiamo di proporre proprio loro due. Charlie viene adottato da una ragazza residente in città che ama fare gite in montagna, mentre Olaf andrà a vivere da questa giovane coppia, insieme alla loro cagnolina e il gatto in un contesto più tranquillo.
La valutazione dei possibili adottanti è fondamentale, purtroppo però non si può sapere con esattezza come andranno le cose e a quali esperienze verrà sottoposto il cane, e questo discorso non è valido solo per i cani di canile ma anche per i cani comprati in allevamento.
Trascorrono i mesi e ci informiamo sulla situazione. Olaf è bravissimo con tutta la famiglia, ha avuto qualche piccola difficoltà iniziale risolta in breve tempo. Ora è un tutt’uno con loro.
Per Charlie invece non sembra andare così bene. Non ha problemi in città e nemmeno con la proprietaria, ma quest’ultima invita spesso ospiti a casa e Charlie diventa via via sempre più diffidente nei confronti di estranei che cercano con lui l’interazione, fino ad arrivare al suo primo morso.
Sembra si sia invertita la tendenza, com’è possibile? Sta influendo il contesto di vita differente dei due cani? Da un lato una famiglia in un contesto tranquillo, dall’altro una ragazza che espone da subito il cane al contatto di ospiti e persone esterne.
Tra difficoltà e traumi
L’adottante di Charlie si appoggia a educatori cinofili che la abbandonano proprio nel momento in cui arriva a mordere, dicendosi non in grado di gestire la situazione e costringendola a chiedere aiuto altrove, quando incappa in un addestratore il quale sostiene che per un cane come lui sia necessario far capire il proprio rango schiacciandolo fisicamente a terra e obbligandolo all’uso del
collare a scorrimento, esattamente lo stesso strumento promosso da questa proposta di legge.
Tutto ciò, per un cane che sta mostrando questo disagio e la cui unica base sicura rimane la proprietaria, è assolutamente delirante e controproducente, il rischio incontrovertibile è che
smetta di fidarsi anche di lei.
Trascorre l’estate e per Charlie avviene un altro episodio in famiglia: la proprietaria va in vacanza e lui viene lasciato per la settimana da dei parenti. Ciò che accade è che Charlie non si fida a condividere lo spazio con persone sconosciute e arriva a mordere lo zio il quale, non riuscendo più a gestirlo, in attesa che la proprietaria rientri anticipatamente, seda e lega Charlie al bordo del letto per due interi giorni.
In seguito a quest’ultimo episodio per Charlie il rientro in canile sembra essere la sola possibilità.
Un nuovo inizio
Sono trascorsi pochi mesi dall’adozione ma ciò che mi trovo di fronte non è più il cane che conoscevo.
Ora è inavvicinabile, non si può entrare in box ed è ancora più impensabile provare a manipolarlo, che sia per farlo uscire in esterna o per una visita medica. Questo cane sarebbe stato destinato a una vita in canile, lontano da tutti, operatori e volontari.
Decido di trascorrerci del tempo, in qualche modo dovevo farlo uscire, e ci riesco.
Ma tutto ciò non si è limitato alla semplice gestione, in canile lui aveva bisogno di me e io, prossima alla perdita del mio Jappo, avevo trovato rifugio in lui.
Parlo con Alessandro, lo stesso volontario che l’ha conosciuto e accompagnato in passeggiata la prima volta, e decidiamo che Charlie avrebbe avuto bisogno di una seconda occasione.
Così viene definitivamente a casa con noi.
Sono trascorsi nove mesi dall’adozione e abbiamo fatto enormi progressi, ma abbiamo ancora difficoltà che non possiamo negare.
Il rapporto con Alessandro non è lineare e le manipolazioni mediche non sono ancora accettate.
Ma un passo alla volta stiamo riuscendo sempre più a rivedere il cane che abbiamo conosciuto quella mattina in canile e sempre meno le difficoltà che l’hanno reso il cane aggressivo di cui
nessuno poteva fidarsi più.
Questa storia serve a dimostrare come il carattere e il comportamento di un cane non possono basarsi solo sulla genetica. Un vissuto più complesso, esperienze di vita negative, possono provocare enormi difficoltà.
Ma quanto influisce la genetica in questo caso? Molto.
Nei momenti di difficoltà Charlie non sa come comportarsi e fa ciò che proprio la genetica gli suggerisce di fare, ovvero controllare le persone e allontanarle nell’unico modo che conosce. E tutto ciò non è dovuto al fatto che Charlie sia frutto di un incrocio, quanto al fatto che all’origine i suoi genitori fossero di razza, selezionati esattamente con queste caratteristiche dall’allevatore, il quale continuerà a vendere i propri cuccioli indiscriminatamente, senza considerare le conseguenze di tutti i Charlie che ne nasceranno.
A Charlie non basteranno poche lezioni, un collare a scorrimento e una museruola per essere dichiarato idoneo a convivere con gli umani; ciò di cui ha realmente bisogno è comprensione,
rispetto, lavoro, una guida sicura, esperienze positive, il tutto per arginare le difficoltà che in poco tempo ha dovuto affrontare e che hanno lasciato segni indelebili in lui.
Approvare questa proposta di legge sul patentino vorrebbe dire annullare ogni possibilità a tutti i Charlie presenti nei rifugi facendone entrare degli altri, riempire canili già al collasso, aumentare il loro stress quotidiano, portandoli a dover affrontare situazioni frustranti a cui la vita di canile li sottoporrebbe, le quali conseguentemente faranno emergere quei comportamenti che consideriamo problematici ma che proprio noi abbiamo portato
all’esasperazione.


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