Un motto per la libertà
Intervista a Catia Cortesi, Presidente dell’Associazione “L’unione fa la forza”

Libera, salvata dalla Perrera nel 2023, viveva in box ammassata con altri cani.
Non mangiava quasi nulla, veniva aggredita dai suoi compagni di cella e le condizioni igieniche erano tremende.
È stata salvata e adottata, ma ciò che ha vissuto l’ha fatta ammalare precocemente e ora le rimane poco da vivere nel calore della sua famiglia.
Angelo, cane salvato a un passo dalla morte con un tumore alla spalla, secondo la Perrera in cui si
trovava non aveva senso investire tempo e denaro per curarlo. Al suo salvataggio i suoi occhi erano privi di speranza.
Ora è felicemente adottato.

Cosa sono le Perreras?
Le Perreras in Spagna sono l’equivalente dei Canili Municipali Italiani.
Come mai in Italia sono così famose?
Poiché fino al 2023 nelle Perreras si praticava l’eutanasia ai cani che venivano accolti e non venivano reclamati o adottati.
Dal 2023 le cose sono un po’ cambiate in quanto è stata promulgata una legge che vieta l’eutanasia nei rifugi.
Molte Perreras però, anche se del tutto in via ufficiosa, ancora oggi la utilizzano come pratica per liberare i box.
Quindi com’è evoluta la situazione nel corso degli anni?
Le Perreras che non utilizzano più l’eutanasia si concentrano soprattutto in Catalogna, dove però i box sono veramente sovraffollati e i cani continuano a non essere gestiti come si dovrebbe. Troppo spesso assistiamo a situazioni estreme, dove troviamo cani denutriti, malati, che si aggrediscono tra loro e capita di trovare all’interno dei box cani morti per malattia o uccisi a morsi.
L’eliminazione dell’eutanasia è una scelta etica ma deve essere accompagnata da una gestione ben diversa da quella presente ad oggi, altrimenti i cani sono destinati a una vita infernale.
Come mai hai deciso di avvicinarti a questo mondo?
Sono diventata volontaria dell’Associazione nel 2014, spinta come tutti dall’amore e interesse per il mondo canino.
Vivendo però in prima persona questa realtà l’amore si è trasformato gradualmente in una missione, così nel 2017 ho preso in mano l’Associazione diventandone Presidente.
Raccontaci di cosa si occupa “L’Unione fa la Forza”.
È un’associazione senza scopo di lucro che opera a titolo volontario. La nostra missione è salvare quanti più cani possibili dalle Perreras Spagnole, anche se sempre più ci stiamo occupando anche di cani in Italia, in particolare in Sardegna.
Tornando alla Spagna, due volte l’anno ci rechiamo fisicamente nelle Perreras dove ci permettono di prendere dei cani per portarli in salvo.
Collaboriamo con 3 rifugi in Spagna dove dei volontari si occupano di mantenere i cani durante il periodo di quarantena, e quando sono pronti vengono trasferiti in stallo presso la pensione “Villaggio a 4 Zampe” di Cermenate, dove potranno essere finalmente adottati.
Quali sono le maggiori difficoltà a cui andate incontro?
Purtroppo il pensiero principale è uno: “Non possiamo salvarli tutti”, quindi passare in mezzo ai box e decidere quali salvare e quali sacrificare è devastante.
Partiamo sempre con l’idea di salvare quelli con maggiori possibilità in Italia: taglie piccole, femmine o cuccioli, confidenti con l’uomo. Ma quando sei lì e li guardi negli occhi non esiste ragione, scegli col cuore. Quindi abbiamo salvato cani anziani, taglie grandi, di difficile gestione, ma la situazione in cui si trovavano non ci consentiva di lasciarli lì.
L’altra grossa difficoltà a cui andiamo incontro sono le mancanze di fondi. Noi viviamo di volontariato e di donazioni, e tutto ciò che facciamo ha un costo da non sottovalutare: dal recupero dei cani al loro mantenimento, fino al trasferimento e stallo in Italia. Inoltre ogni nostro cane viene visitato e sterilizzato.
Semplicemente più possibilità economiche abbiamo e più saranno i cani che potremo salvare.
Quali cani ci sono maggiormente in Spagna?
I cani principali sono sicuramente i Podenco Spagnoli, che vivono per strada e vengono accalappiati per essere portati in Perrera.
Tantissimi altri cani sono quelli dei cacciatori, quasi tutti Levrieri.
Ci sono anche Mastini, che ancora oggi vengono utilizzati per i combattimenti tra cani che in Spagna spesso avvengono sotto gli occhi di molti. Inoltre si trovano veramente tantissimi cuccioli in quanto i cani continuano ad accoppiarsi tra loro e non c’è interesse a sterilizzarli, in quanto considerata una spesa inutile.
Hai detto che ci sono tantissimi cani di cacciatori, come mai?
Quella del cane da caccia è tra le problematiche più dolenti in Spagna. Esiste una vera e propria tradizione al termine del periodo di caccia. L’1 Febbraio di ogni anno i cacciatori valutano i propri cani in base a chi ha svolto un buon compito da chi invece non ha
soddisfatto a pieno le loro aspettative.
I malcapitati che non hanno rispettato le regole di caccia del cacciatore vanno incontro a ciò che viene chiamata “Il pianista”, una punizione degna di questo nome.
In cosa consiste?
Questi cani vengono impiccati, ma per allungare la loro sofferenza la corda viene legata al ramo più basso dell’albero per fare in modo che riescano lievemente ad appoggiare al terreno la punta delle zampe in modo alterno, prima una e poi l’altra, come il perfetto movimento di un pianista che suona i tasti del suo pianoforte.
La morte per questi animali è il fine ultimo, ma l’obiettivo è che muoiano in una lenta agonia, come
punizione per non essere stati abbastanza abili nella caccia.
È davvero tremendo, e quelli che invece vengono lasciati nelle Perreras?
Non vengono lasciati, semplicemente vengono abbandonati in strada e successivamente recuperati.
A volte i cacciatori “risparmiano” i cani per abbandonarli però in strada perché considerati inutili. Quindi vengono accalappiati e portati in Perrera.
Cosa succede una volta che tutti questi cani vengono trasferiti in Perrera?
Vengono stipati nei loro box in attesa di ciò che accadrà: se va bene arriverà per loro qualcuno che vorrà adottarli, ma se va male con ogni probabilità ciò che li aspetta si trova dietro quella “Porta”, dove nessuno di noi ha il consenso ad accedervi.
In Spagna ci sono molte adozioni?
Fortunatamente sì, molti di loro riescono a salvarsi proprio grazie alle persone che decidono di adottare sia dalla Spagna che da altri paesi, come appunto l’Italia.
Anche se devo dire che in Italia non abbiamo molti canali per far adottare Levrieri. Spesso infatti vengono considerati brutti esteticamente, anche se sono cani che si adattano facilmente alla vita in famiglia una volta superate le loro paure.
Vuoi aggiungere qualcosa?
Adottate consapevolmente, non scegliete in base all’estetica o l’età, ma per ciò che potete offrire al cane e a quello che può donarvi lui.
Io ho sempre adottato, ho quattro cani: le mie due Levriere e un Podenco spagnolo, ma anche la piccola meticcia dalla Basilicata, trovata nella spazzatura con ragazzini che stavano per spararle
addosso petardi.
Adottate sempre, salverete due vite: quella del cane e la vostra.



















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